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Il mito di Pinocchio nella ricerca dell’identità. |
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| Il concetto di realtà virtuale raggruppa le due
idee apparentemente opposte di realtà e di virtualità
ed è un paradosso, un ossimoro. Una rappresentazione teatrale non è altro che una realtà virtuale. Ciò che avviene nella scena esiste ma non esiste. Si sviluppa in uno spazio fittizio, lo scenario, che è reale ma diventa virtuale perché non luogo. La realtà virtuale è uno spazio ma non produce alcuna trama narrativa, la trama la crea il soggetto immerso. Il mondo virtuale è il campo del possibile e per questo è una seconda realtà, un universo parallelo. La partecipazione non si produce per identificazione, la differenza tra essere protagonista ed identificarsi con il protagonista nel caso del teatro è quella che passa tra attore e spettatore. Chi calca la scena è immerso nel mondo virtuale dove è protagonista, mentre lo spettatore s’identifica con lui. Per il senso comune esistono molte realtà, Realtà storica, Realtà giudiziale, Realtà psicologica, Realtà drammaturgica, Realtà romanzesca, Realtà della cartella clinica, Realtà televisiva, Realtà cinematografica. Esiste una sola realtà e quelli descritti sono gli approcci virtuali o tutta la realtà è iperreale? La realtà è un problema filosofico che non può essere risolto. La disgiuntiva tra l’idealismo e realismo è non decidibile. Per l’idealismo, i fenomeni sono proiezioni verso il locus apparens degli oggetti di forme appartenenti alle terminazioni nervose del soggetto. Per il realismo, i fenomeni sono riflessi nel cervello degli oggetti ed in questo modo duplicati. Tutti hanno visto schizofrenici che guardano la televisione e pensano che il giornalista del telegiornale si riferisca specificamente a lui, alludendo, sorridendogli. La televisione funziona come un casco immersivo di realtà virtuale, lo schizofrenico sta dentro, è immerso nella cosa virtuale che in questo modo, paradossalmente, diventa reale. Non solo gli schizofrenici fanno questa confusione, anche attori di telenovele brasiliane con gran seguito sono stati aggrediti dal pubblico per la strada per il ruolo di cattivi nella finzione. La cosa psicotica si riconnette con quella normale, attraverso questo trasferimento di valori tra reale e virtuale. Il presentatore televisivo non è soltanto egli stesso virtuale è il mediatore di un’immersione nel mondo iperreale del piccolo schermo. Per Jean Baudrillard, teorico dell’iperrealtà, l'uomo è una mosca prigioniera del virtuale. Nel mondo virtuale il pensiero diviene artificiale, il tempo non ha significato e la realtà sparisce in una specie d’allucinazione collettiva. E’ tipico del virtuale non solo mettere fine alla realtà, ma alla stessa immaginazione della cosa; mette fine non solo alla realtà del tempo, ma anche all'immaginazione della realtà del passato e del futuro. Il virtuale è un vetro che separa dalla realtà e impedisce di raggiungerla, non è possibile neanche immaginare quello che limiti lo spazio. Il sociale, il politico, lo storico e fino il morale e lo psicologico possono essere solo virtuali. Il concetto di mito come nodo fondante la cultura, proposto da Levhi-Strauss, si ripresenta nella teoria dell’iperrealtà in chiave post-moderna. Cos’ è il mito se non l'espressione della cosa virtuale? Non esistono due realtà ma una sola virtuale e che questa rimane, per gli esseri umani, dietro un vetro. La ricerca sulle psicosi ha dimostrato che il mito è soggiacente al linguaggio. Il mito come virtualità si mette al fondamento della realtà stessa. La cosa virtuale esiste in un tempo reale che è senza durata, senza passato e futuro. Essa esiste in uno spazio reale, senza estensione, un luogo scenico che è il medesimo spazio virtuale della psicoterapia. Il sogno nella sua presenza spaziale e temporale denuncia un aspetto virtuale. Indubbiamente il sogno come luogo e momento della soddisfazione allucinatoria del desiderio che rappresenta l’immersione in un’azione scenica che si svolge nel qui ed ora. . Il piacere essendo nel qui ed ora non ha un luogo né una durata propria, pertanto è virtuale. Il piacere è allucinazione di soddisfazione del desiderio, è sogno. Questo perché il tempo come durata e lo spazio come luogo esistenti in se e per sé non possono che esistere nel passato o nel futuro e nell’altrove. Questo è il paradosso del virtuale, l'irrealtà della cosa reale è la realtà della cosa irreale. La cosa virtuale moderna fu affermata da Freud sotto il nome d’incosciente: il paradosso succitato è l'aspetto che caratterizza il sogno che è reale per essere virtuale, dove il rapporto tra virtualità e realtà dello spazio tempo è ben riconoscibile. Il virtuale ha molte conseguenze per terapia della sofferenza mentale. Nella teoria del narcisismo essendo l'oggetto virtuale questo si trova sempre dietro il vetro. L'immagine di Narciso o la parola d’Echo si trovano dietro il vetro del virtuale, lo specchio.come metafora ottica del virtuale. D’altro canto il termine “simbolico” è un attributo del “segno” come il termine “virtuale” lo è della “realtà”. Il simbolico è il “linguaggio macchina” della realtà. In una concezione della realtà per se stessa, il veicolo del messaggio è implicito riguardo al suo contenuto. La realtà è il contenuto del messaggio, e non il veicolo che lo supporta. Il supporto del messaggio in qualche modo è virtuale rispetto alla realtà del contenuto. La teoria dell’informazione ha rovesciato quest’impostazione focalizzando il contenitore del messaggio, rendendo così virtuale il contenuto. La realtà virtuale è una meta-realtà ed il paradosso della cosa reale non è un altro che il paradosso di Russell, essendo la cosa virtuale un altro livello della realtà, per quel motivo chiamata per l’appunto virtuale. Tra reale e virtuale c'è la stessa relazione tra il contenuto di un libro ed il suo indice: L'indice che descrive il contenuto appartiene al contenuto stesso? L’indice è la cosa virtuale del contenuto del libro. L'investimento libidico è reale, mentre l'oggetto è virtuale, il desiderio è reale, mentre il piacere è virtuale. Il risultato del piacere è la ricongiunzione con l'oggetto ma questa non può che essere virtuale. L'edonismo che caratterizza la nostra cultura si riferisce precisamente alla ricerca reale di un piacere che non può che essere virtuale. In questa ricerca, che è il diniego della morte, in una dimensione postumana l'uomo diviene cyborg, l'intelligenza umana si disincarna e si spettralizza trasferendosi per l'eternità in un calcolatore elettronico. Questa spettralizzazione tramite la rimaterializzazione nel cyborg era stata anticipata da Collodi in Pinocchio, ed in questo si può riconoscere la sua post-modernità. Il piacere è il ritrovamento dell'oggetto primario dietro il vetro, nell'apparenza caleidoscopica del virtuale c'è il nulla dello spazio e del tempo non dimensionali. Non sarebbe allora la stessa realtà, così chiamata obiettiva, nient’altro che un programma di realtà virtuale ad immersione totale nel computer di Dio? I miti sono la struttura significante dei simboli. In tutti i casi di qualunque realtà si parli, c'è un'interazione tra un mondo esterno ed un mondo interno. Il significato degli stimoli esterni produce la percezione ed il senso della realtà. La derealizzazione degli schizofrenici, gli stati onirici ed oniroidi, gli stati confusi onirici, i sogni,le allucinazioni, i deliri: non c'è una realtà, ma molte realtà. Ognuna di questi è virtuale. Affinché possa esserci un'elaborazione interna, quello che viene da fuori deve essere simbolizzato, ed avere un significato in un contesto preesistente la realtà non è percepita ma è costruita. Tra il linguaggio verbale astratto ed il linguaggio immaginario c’è una relazione che è definita dal termine di Ludovico Moro, utopia. Utopia è precisamente “u” privativo del “topos” il luogo. Utopia è un non luogo, l’isola che non c’è di Peter Pan. L’utopico non è l’irreale o l’impossibile: L’utopico è l’iperreale. La negazione dello spazio come luogo immaginario e la negazione del senso come quella del possibile, definiti entrambi dall’utopia. Un significante che definisce contemporaneamente ciò che non si può localizzare e ciò che non si può realizzare. Questo è il virtuale, nello stesso momento al di fuori dello spazio tempo reale, per essere nel qui ed ora utopico. Il problema della costruzione della realtà è quello di riconoscere oggetti simbolizzati con segno, oggetti significati che permettono di riconoscere se stessi nella realtà. In senso psicoevolutivo, Piera Aulagnier afferma che la cosa più importante è la violenza materna, definita come l'interpretazione che fa la madre delle necessità del bambino, violenza che consiste nella saturazione del processo rappresentativo della realtà infantile. La madre definisce il bambino sulla base del proprio rimosso. Schreber, un paranoico interpretato da Freud, non un caso clinico, ma una storia studiata sul libro autobiografico di Schreber. Questi non ha oltrepassato la relazione duale e tutta la realtà rappresentata da lui era dimezzata per i suoi vissuti infantili. Il padre non appariva come un rappresentante della legge, ma aveva il controllo del sistema primario. Il padre di Schreber funzionava da madre. Imponeva leggi proprie e non era soggetto alla norma della cultura. Il padre era troppo autonomo, ma non aveva trasmesso questo al figlio. Qualcosa di simile accade a Geppetto. Il laboratorio di Geppetto è il momento in cui in un cerchio vuoto i partecipanti allo spettacolo ricostruiscono la storia di Pinocchio. Costruire Pinocchio è appunto il compito di Geppetto. Geppetto trae da un tronco un oggetto ligneo di forma simile ad un ragazzo. Il passaggio dall’oggetto di legno all’oggetto simil umano l’elemento d’iperrealtà che ci proietta direttamente nella problematica della disumanizzazione del della esclusione dall’umanità. Pinocchio è un soggetto postmoderno autentico abitatore del mondo virtuale, come hanno intuito anche Kubrick e Spielberg nella versione cyborg dalla favola collodiana nel film AI, Intelligenza artificiale. Effettivamente anche il nuovo nato può essere considerato come un oggetto vivente plasmato dalla madre, che definendone i bisogni lo definisce nella realtà. Il ruolo di Geppetto in questo è quello materno, e non è un caso che il creatore della storia, Carlo Lorenzini assunse come pseudonimo Collodi, il comune di nascita della madre. Il laboratorio di Geppetto è anche metafora della nostra esperienza, come ricostruttori di una trama artistica riabilitativa e testimonia la nostra immersione nel virtuale. Nel campo dei Miracoli si afferma il mito del successo e della ricchezza acquisita senza fatica, una costante mitica dell’era consumistica contemporanea, un altro dei miti postmoderni anticipato da Collodi. L’usura o, nella sua forma meno feroce, gli istituti di credito ed il gioco della borsa o quello d’azzardo sono l’equivalente del campo dei miracoli dove gli zecchini si riproducono. Il Paese dei balocchi come postribolo, bar, la festa è l’idea che il godimento sia un luogo. Quest’iperrealtà del divertimento, si trova anche a Disneyland e nelle giostre. Persino certe rappresentazioni mitiche del paradiso proposte da alcune religioni propongono la situazione del paese dei balocchi. Il godimento ed il divertimento in termini spaziali possono essere solo luoghi virtuali. La menzogna del godimento nel paese dei balocchi. Due sono le metamorfosi di Pinocchio: da burattino a somaro ed in quella finale da burattino a bambino. Pinocchio come pupazzo di legno è un soggetto instabile e la sua iperrealtà può mutare in ogni momento. Diventare somaro o bambino dipende solo dall’ambiente, così come nell’iperrealtà sono i telegiornali a dare il senso mediatico degli avvenimenti ed i protagonisti degli stessi possono essere solo asini od eroi. Il ruolo di burattino rappresenta per gli attori un livello più semplice, immergesi nel ruolo di Pinocchio permette di alleviarsi dalle responsabilità, di rendere più forte la voce che avverte di una perdita di valore nella speranza della metamorfosi finale umanizzante. Il tribunale propone che la verità processuale è virtuale, pertanto è una non verità. Nel processo la verità condanna il colpevole e le menzogne assolvono. Ma non sempre la verità assolve l’innocente come apprende subito Pinocchio. Per questo il processo è il luogo della verità virtuale. Nulla di più attuale nel dibattito sulla giustizia ingiusta. La giustizia espressione di una realtà altra. Il giudice nella nostra iperrealtà rischia di andarci di mezzo, la volpe ed il gatto assolti. E Pinocchio? Il ventre della Balena rappresenta l’utero da cui anche Pinocchio deve uscire ed essere finalmente umano. Il fatto che sia abitato da Geppetto suggerisce il ritorno all’oggetto primario. Enormemente pericoloso giacché può fagocitare ma allo stesso tempo si rivela invece accogliente ed in grado di traghettare Pinocchio e Geppetto. La fata dai capelli turchini prima bambina e dopo la morte, con il passaggio al simbolico, la fata onnipotente è una rappresentazione iperreale del femminile che all’inizio della storia è personificata dal ruolo materno dell’artefice di Pinocchio, maestro Geppetto. Il più grave problema degli schizofrenici è la capacità di simbolizzazione verbale intesa come la capacità di cogliere e di proporre il senso al di là del significato, cioè l’impossibilità della metafora. Quest’inconveniente determina molteplici conseguenze nefaste nella psiche, tra l’altro, problemi d’identità, incapacità d’integrarsi nel sociale accettandone le regole, isolamento. Analogamente il deficit intellettivo presenta problemi nella simbolizzazione, sia pure con caratteristiche diverse. Una chiave di lettura di queste difficoltà è proposta con la presente ricerca che vede nella difficoltà della simbolizzazione verbale un fattore decisivo nel determinare le difficoltà adattative nella psicosi e nella minorità. L’identità, la comunicazione con gli altri, l’integrazione sono tutti aspetti connessi alla condivisione di miti culturali. Nella metafora, se Pinocchio alla fine può dire io sono un bambino e non un burattino diventa buono e segue le regole sociali. Ciò avviene perché ha imparato condividere i valori della cultura dove solo i bambini alienati sono burattini di legno e senza regole, mentre la normalità è fatta da morbidi e docili soggetti plasmabili dall’educazione. Lo spettacolo teatrale sul tema collodiano è una realtà virtuale immersiva dove si rappresentare alcune problematiche come l’identificazione e le regole. Ciò permette a soggetti con scarsa capacità di simbolizzazione verbale di esprimersi utilizzando scelte comunicative alternative, diversi canali grafici, mimici, ritmici. Canali diversi ma confluenti tutti in unico spettacolo che riscrive il mito proposto da Collodi secondo le chiavi di lettura vissute dai partecipanti del “Progetto Pinocchio”. Il Progetto Pinocchio è stato un gruppo di oltre duecento persone. Un gruppo rigorosamente misto affinché la fiaba che si è costruita non sia il prodotto isolato di un nucleo alienato. Abbiamo ricercato un mito che determinasse l’integrazione, per inventare insieme una storia che potesse consentire a chi è senza storia di recuperare, se non la propria storia, almeno una storia, in questa favola perduta, o mai trovata, scoprire un’identità: il proprio Io. |
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