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Emersione: Fase analitica

Fase di emersione
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Diapositive e realtà virtuale
Cosa dicono i Mimi?

Il concetto d'emersione si contrappone a quello d'immersione. Un trattamento psicoterapeutico per emersione lavora con ciò che emerge spontaneamente, mentre il metodo per immersione va a cercare attivamente i contenuti da approfondire.

In entrambi i metodi, è implicita l'idea di contenuti mentali preesistenti, di una struttura psichica precedente in grado di emergere. Nell'idea d'emersione contrapposta a quella d'immersione è implicito il concetto d'intervento non direttivo, un atteggiamento d'attesa passiva che lascia l'emersione dei contenuti all'iniziativa del soggetto sottoposto a psicoterapia, piuttosto che dedicarsi alla ricerca attiva dei contenuti, come nell'immersione.

La psicoanalisi è il classico metodo per emersione. Nella sua variante di gruppo analisi, questo metodo non poteva essere impiegato in questo caso per i limiti della capacità di simbolizzazione nei partecipanti con problemi. Abbiamo applicato le metodologie standard del large group in modo limitato nel momento d'integrazione dei Laboratori, chiamato “Bottega di Geppetto” , e nella fase finale di chiusura.

Le tecniche psicoanalitiche, infatti, si basano sulla parola e sulla capacità di simbolizzare e di cogliere la metafora, funzioni mentali povere e scarsamente presente nei soggetti target del gruppo in trattamento. Analisi etimologicamente significa dividere, l'idea suppone un processo di frammentazione e di riduzione ad unità più piccole degli insiemi emersi.

Noi abbiamo introdotto varianti al metodo dell'emersione di contenuti verbali in psicoanalisi favorendo e focalizzando la nostra attenzione sull'emersione di modalità comunicative preverbali, quali le immagini, i ritmi musicali, la motilità corporea.

La parola immersione nella nostra esperienza non si riferisce al metodo d'analisi quanto all'ambiente, lo scenario immersivo dell'esperienza. L'accezione del termine “immersivo” deriva da un'analogia con i concetti di Realtà virtuale, un tipo d'oggettività scenica in cui è possibile muoversi liberamente in uno scenario immersivo.

La fase dell'emersione come metodo d'analisi presenta elementi unitari intesi come tessere di un mosaico o rompicapo da completare, inserendo i tasselli, i frammenti di racconto in una storia collettiva.

Mary Douglas sintetizza le idee di Lévi-Strauss affermando:

"Esistono tre differenti tipi di comunicazione sociale:

In primo luogo la parentela, struttura che sottostà alle regole dello scambio delle donne;

in secondo luogo, l'economia, che è la struttura che sottostà allo scambio di beni e servizi,

al terzo posto si trova la soggiacente struttura del linguaggio”.

Lévi-Strauss riconosce che le strutture del mito appartengono ad un livello d'attività mentale differente di quello del linguaggio, e che la tecnica d'analisi deve essere in corrispondenza differente. Come nel linguaggio, così nel mito le unità separate non hanno significato per se stesse, l'acquisiscono solo dal loro modo di combinarsi.

Il delirio e una convinzione che non si lascia modificare né dall'evidenza contraria né dalla persuasione. Karl Jaspers aveva fatto notare che le convinzioni ideologiche possono rientrare in questa definizione. Anche i miti hanno la struttura del delirio.

La configurazione di un nuovo mito è la costruzione di un nuovo delirio collettivo che nella sua condivisione ridefinisce la realtà, poiché un delirio condiviso perde la sua connotazione psicopatologica negativa e diviene mito.

Il lavoro della ristrutturazione del mito deve essere preceduto da una destrutturazione del mito eventualmente preesistente. Il racconto Pinocchio di Collodi deve essere smontato nelle unità della sua struttura mitologica, nelle sue frasi e nelle sue parole, poiché la nuova scienza della mitologia alla maniera di Levhi-Strauss deve essere messa in parallelo con la linguistica.

Malinowsky (Bronislaw Malinowsky - Myth in primitive Psychology - The Father in primitive psychology. Doubleday & Co. New York W. W. Norton & Co. New York ) afferma idee diverse sul mito :

"Oltre ad ignorare la funzione culturale del mito, la teoria naturalista attribuisce all'uomo primitivo una serie d'interessi immaginari, e confonde tra esse tipi di narrazioni chiaramente differenziali, come il racconto, la leggenda, la saga ed il racconto sacro o mito”

“Poi questi punti interrogativi saranno valutati, nell'ambito mitologico, dalle varie tribù degli archeologi: caldei, egiziani, indiani e cinesi, peruviani e maia. Lo storico ed il sociologo, lo studioso di letteratura ed il filologo, il germanista ed il romanista, celtista e lo slavista, discuteranno di ciò, ognuno nel suo circolo. La mitologia non si salva neanche dai logici e dagli psicologi, metafisici ed epistemologi - per non parlare del teosofísta, del moderno astrologo e dello scientista cristiano. Abbiamo infine lo psicoanalista che viene ad insegnarci che il mito è un sogno ad occhi aperti del gruppo che possiamo spiegarlo solo girando le spalle alla natura, alla storia, alla cultura ed scavando nelle profondità, nei labirinti dell'inconscio, dove si trovano gli strumenti ed i simboli dell'esegesi psicoanalitica.”

“Il mito, in una società primitiva di selvaggi, in altre parole nella sua originale forma di vita, non è solo una storia raccontata, ma una realtà abitata. Non è una storia inventata, come potrebbe essere un romanzo, ma è una realtà vivente che si crede accaduta in tempi primordiali, e che perdura in maniera tale di influenzare il mondo ed i destini umani”.

“Il mito, nella cultura primitiva, svolge una funzione indispensabile:

Esso è l'espressione, il potenziamento, la codificazione di un credo, esso difende e rinforza la moralità, esso garantisce l'efficacia del rito, e contiene pratiche che guidano l'uomo.

Il mito è una parte vitale della civiltà umana. Non è un futile racconto, ma una forza attiva ed operante; non è una spiegazione razionale o un'immagine artistica, ma è un documento pragmatico di fede primitiva, di saggezza morale”.

Nelle società Tobriand vi sono i miti dell'origine, quelli della morte e del ciclo quotidiano della vita.

Pertanto l'obbiettivo di questo metodo di psicoterapia è il passaggio dal delirio, metafora del mito individuale, al mito vero e proprio, metafora del delirio collettivo.

Marilita de Castro , psichiatra e psicoanalista brasiliana, ha sintetizzato il pensiero della Aulagnier (Alaugnier, Piera - Um intérprete em busca de um sentido, Editora Escuta, S. Paulo, 1990) dicendo che le madri del futuro schizofrenico hanno una relazione molto speciale con il figlio durante la gestazione. Esse parlano come se non avessero un essere distinto nel loro ventre. Il "bambino" fa parte di lei, è come una specie d'organo interno che ha influenza sul funzionamento complessivo del corpo materno.

Parlando della loro gravidanza esse ad esempio dicono:

"E' stato un buon periodo, l'unica cosa che non ho avuto sono i problemi urinari. Sono sicura che il bambino ingrassando fa pressione sugli altri organi, liberando la mia vescica;"

"E' stato difficile, sono stata molto male allo stomaco, credo che fosse per il bambino che provocava il riflusso del cibo dallo stomaco, col suo peso".

Un'altra madre spiegando perché aveva difficoltà, con la suocera affermava: “Lei dice che sono una brutta madre; mi recrimina per non aver tessuto i vestiti per il bimbo. Come sarebbe possibile fare vestiti per qualcuno di cui non si conosce il corpo?”

L'Aulagnier afferma che è come se esistesse un'impossibilità per qualunque rappresentazione immaginaria del corpo dal bambino.

Nelle madri schizofrenogene non ci sarebbe la presenza di un " corpo immaginario " ed il bambino non sarebbe investito libidinalmente come un oggetto separato. Ci sarebbe un superinvestimento narcisistico di quello che è sentito dalla madre come un prodotto endogeno. Il bimbo sarebbe un significante corporeo, e come tutto quello che è dell'ordine significante, non è simbolizzabile.

Così, la madre non stabilisce una relazione primaria col corpo immaginato del figlio, ma col suo corpo reale, in altre parole quell'insieme fisico muscolare che prende sostanza dello stesso corpo della madre, quello che è la prova che lei è l'unica responsabile della sua esistenza.

Parlando dello stadio dello specchio l'Alaugnier dice che l'incontro con l'ego osservare nel piano descrittivo ha un carattere liquidatorio: quella che sorge nello specchio è l'immagine nella quale mi vedo completo. Lo riconosco come la mia immagine e così essa è il mio ego ideale. Questo succede perché dal principio la madre riconobbe quel corpo immaginario come qualcosa di separato da lei e l'ha investito libidinalmente. Per questo motivo quel corpo può trasformarsi in ego ideale, oggetto del narcisismo primario.

Per lo psicotico, la cosa è differente: quello che egli vede nello specchio è il suo corpo com'è visto dalla madre: Un insieme muscolare, mantenuto, sostenuto ed articolato dalle braccia della madre. Nello specchio, egli vede se stesso e l'Altro come agente della castrazione. Il suo corpo sarebbe il posto della castrazione, inesorabilmente castrato per non essere stato riconosciuto nella sua autonomia d'essere desiderante. Aulagnier dice che il desiderio è interdetto per lo psicotico, proprio perché in quello non c'è l'identificazione tra suo Io (Moi) ed il suo Ego speculare. L'autrice cita un esempio estratto dell'Uomo dei Lupi il quale, a detta di Ruth Mack-Brunswick, portava uno specchio in tasca e si guardava ogni cinque minuti e diceva che il suo destino dipendeva da quello che gli rivelava lo specchio.

E' noto dalla psicopatologia il segno dello specchio, la depersonalizzazione: Il malato si guarda nello specchio e non si riconosce o si vede deformato.

Pinocchio non è un bambino, ma il suo corpo è fatto di legno, ed è anche un caso di depersonalizzazione somatopsichica. Soltanto tramite l'accettazione della norma morale, nella storia di Collodi, con un comportamento improntato a principi etici, con l'accettazione della Legge del Padre, Pinocchio può diventare umano, come soggetto socialmente riconoscibile.

Il principio strutturalista dell'isomorfismo ci pone di fronte alla necessità di ricostruire il corpo a partenza dei suoi frammenti al fine di restituirgli la sua unità soggettiva in termini di fisicità del reale. Questa operazione è isomorfa quella di ricostruire il suo Ego a partenza dai nuclei dissociati, in termini di soggettività psicologica. L'intervento è altresì isomorfo, come configurazione, a quello di destrutturare una storia per ricostruirla in senso antropologico culturale e sociale. Ricostruire una storia, per la legge della configurazione e dell'isomorfismo, equivale a modificare sia il vissuto corporeo che l'Io.

Per ottenere questo risultato è stato necessario decostruire il mito collodiano di Pinocchio, mediante tecniche emersive fondate su stimoli non verbali, quali la proiezione sul comportamento dei mimi, l'attribuzione di significato a stimoli visivi, diapositive rispetto alle quali si sono verificati fenomeni d'immedesimazione immersiva e la libera manifestazione di contenuti tramite il racconto di bugie ad estranei.

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