Concludere significa
finire ed è un po' come morire. Il timore che rattristava
i primi entusiasmi dei partecipanti al progetto Pinocchio, che
venava di un'ombra grigia di tristezza i momenti di pausa, nasceva
dall'idea che dopo aver finito i laboratori e lo spettacolo e quanto
altro ha caratterizzato questa meravigliosa avventura, i protagonisti
fossero costretti a dirsi addio. Gli operatori sarebbero tornati
ad essere dei tecnici, psichiatri, psicologi, infermieri, i disabili
sarebbero ripiombati nella pazzia nella quale in realtà forse
mai erano veramente stati e pertanto realmente usciti, follia o
più semplicemente l'inabilità dell'essere considerati
diversi. Una volta compiuta la traversata, ci sarebbe stato lo
sbarco, la necessità di scendere dalla nave dopo la crociera
che comodamente ed irrealisticamente aveva ospitato Geppetto e
Pinocchio, nave che nel racconto di Collodi è il ventre
della balena lussuosamente arredato dagli avanzi di naufragi dimenticati,
che da sempre rendono i fondi marini miniera d'incredibili tesori
. Questo costruire con gli avanzi, con i residui, era ciò che
connotava il Progetto, un'integrazione di gioielli creativi nel
racconto ricostruito collettivamente, con ciò che si nasconde
nel buio dei fondali profondi, dobloni d'oro, vasellame cinese
perso da antichi marinai, ridotti ormai ad essere umidi spettri
vaganti negli abissi del mare.
Non è casuale la metafora della navigazione ed il mare
in un'isola come la Sardegna. Altrove nei luoghi e nel tempo
il mare è stato una strada, una via e un mezzo di collegamento,
qui il mare è stato da sempre barriera e muro che ha separato
l'isola dal resto del mondo, il cosiddetto mitico “Continente”.
La Sardegna nella sua forma rettangolare ricorda vagamente un
piede che non è metafora visiva dell'andare avanti e del
progredire nel cammino, perché con un solo piede si può restare
soltanto fermi. Come orma la forma della Sardegna potrebbe essere
vista anche come logo, come metafora visiva della disabilità.
Ad un più attento esame essa assomiglia vagamente piuttosto
ad un utero o matrice primordiale in grado di generare nuova
vita, e quindi di forgiare dal legno un burattino vivo dal nome
Pineddu, così è stato ambientato e nazionalizzato
Pinocchio, qui da noi, nella terra sarda. Al termine del duro
lavoro di preparazione artistica vi è stato il culmine
dell'avvenimento e l'esperienza orgiastica dell'esordio della
rappresentazione teatrale, la prima. Subito dopo vi è stata
l'occasione incredibile ed inattesa di partecipare al Festival
delle Attività Espressive di Torino, anche grazie alla
sensibilità e generosità degli Organizzatori, i
Mangiafuoco di tale organizzazione. La compagnia teatrale quindi è entrata
nella pancia della balena, nella fattispecie un traghetto che
da Olbia l'ha portata a Genova, e di lì a Torino. Per
molti attori questa è stata la scoperta della possibilità d'uscita
dall'isola, la prima volta dell'attraversamento del mare, la
prova che di là dall'orizzonte delle dorate spiagge sarde,
ad Oriente e a Nord vi è un'altra terra più vasta,
e che il Continente è una realtà e non soltanto
un mito tra i miti, un altro ancora in aggiunta a quelli numerosi
prodotti nella rinarrazione del Pinocchio Pineddu. Gli avvenimenti
della notte del viaggio in traghetto sono ormai entrati nella
leggenda, ed i frequentatori dei traghetti e ferry boats li raccontano
ancora per vincere la noia e passare il tempo delle lunghe traversate:
Gli attori da passeggeri spettatori si sono integrati agli animatori
professionali di bordo hanno eseguito uno spettacolo, diventando
i soggetti protagonisti dell'intrattenimento, così come
avevano imparato a fare nel precedente corso di formazione artistica.
Questi ed altri avvenimenti erano tra l'altro la prova conclusiva
dell'accresciuta capacità d'integrazione sociale dei protagonisti
di Cercando Pinocchio. |
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