Pinocchio è la favola di Collodi in cui un burattino di
legno, magicamente animato da una fata, diventa umano, un vero bambino.
Questa favola è la metafora della disumanizzazione dovuta
allo stigma handicap ed il recupero delle caratteristiche umane da
parte del diversamente abile, burattino di legno, attraverso un
percorso di maturazione e di crescita. Un gruppo di duecento persone
tra disabili di qualsiasi tipo e soggetti cosiddetti normali realizza
uno spettacolo teatrale e cinematografico vivendo un'esperienza immersiva
di realtà virtuale.
Raccontando con nuove parole ed idee personali la storia di Pinocchio
essi riannodano il simbolico con il reale e questi con l'immaginario,
raccontando una storia riscrivono la propria accedendo nuovamente,
come Pinocchio, alla loro umanità talvolta perduta,
o, forse, fino a quel momento mai trovata.
Non sono matti coloro che, lungo la strada, a voce alta apostrofano
il nulla:
essi si rivolgono al cielo, e il cielo ha risposte luminose,
per i suoi figli più bisognosi, ma impercettibili per chi
si
è chiuso nell'orgogliosa bastevolezza della coscienza. Essi
a se stessi rivolgono domande, essi a se stessi forniscono risposte,
ed il tempo giusto è in quel silenzio che ne accompagna le
pause.
Acoltate la voce del cielo, da esso calano i disabili.
Sono essi stessi, talvolta, che con pietà scrutiamo, angeli
dolcissimi in dialogo con Dio.
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